Patchwork. Filosofia del Recupero.

Il patckwork

Il Patchwork è un gesto creativo, una vera filosofia del recupero che mi scalda il cuore. E anche se prediligo l’abbigliamento minimale, lo scultoreo e il volumetrico, ogni tanto mi scappa di fare un Patch. Sarà la mia educazione rivolta al riutilizzo, al recupero – perché non si sa mai – o al fatto che sono un’accumulatrice seriale e ciò mi rilassa? E allora mi tuffo in mezzo a scatole e scatoloni e mi lascio guidare dalle mani, guardo scelgo e tocco il mare di tessuti dei lavori già eseguiti, lane pregiate morbide, il broccato, il fruscio del taffettà, il raso di seta che ricorda un petalo di rosa, il velluto di pesca. Tessuti in via di estinzione, unici, introvabili, esclusivi, ricamati, spalmati ma tutti magnifici.

Il processo del patchwork.

I più colorati fanno capolino per primi, i neutri seguono docili, i neri vogliono mettersi sempre in prima fila. Tolgo le parti inutili e formo degli elementi regolari e orlo ogni parte.

Adesso mi metto davanti al grande tavolo come un pittore davanti alla tela e inizio ad appoggiare il mosaico di tessuti scelti non solo per colore ma anche per spessore e consistenza. Tengo conto di cosa starà in basso e cosa in alto, bilancio i colori, fantasie e geometrie fino ad ottenere un’armonia. Sposta e risposta come in una grande orchestra ognuno farà la sua parte fino a prendersi per mano e comporre un nuovo tessuto. Nelle ultime creazioni sono nati poncho caldi e colorati di lane e pellicce eco, che possono diventare, scendendo sui fianchi gonne lunghe e bellissime. Oppure un abito asimmetrico dal taglio molto femminile.

La cosa che mi rende davvero felice quando completo uno di questi capi è la sensazione di aver creato con pazienza e fantasia, un capo totalmente sostenibile, con zero scarti. Orgogliosa di aver dato nuova vita a materiale prezioso ma destinato ad essere buttato.

 

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